Esistono gli Uragani nel Mediterraneo? No, ma qualcosa di simile può manifestarsi

//Esistono gli Uragani nel Mediterraneo? No, ma qualcosa di simile può manifestarsi

L’autunno è una stagione di transizione, che al pari con la primavera, si mostra in genere particolarmente movimentata. La differenza di temperature fra le basse ed alte latitudini è massima. Questo porta alla genesi di grandi movimenti delle masse d’aria, che tentano in qualche modo di riequilibrare il sistema.

La stagione autunnale, per i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, si presenta spesso come la più turbolenta in assoluto dell’anno. I peggiori eventi alluvionali non di rado si verificano propio in questa stagione. Ciò accade perchè a differenza della primavera, il mar Mediterraneo si presenta caldo, grazie al calore accumulato durante la stagione estiva e può fornire ulteriore energia alle perturbazioni che vi transitano al disopra. Se tutti i tasselli si incastrano nel modo giusto, le comuni perturbazioni che transitano sul mare nostrum, possono trasformarsi per un breve periodo in TLC ( tropical like cyclone) ovvero cicloni simil tropicali. Questo tipo di tempeste somigliano per struttura e natura ai ben più temibili uragani atlantici, ma fortunatamente non raggiungono la loro estensione e potenza distruttiva. Il  periodo dell’anno più favorevole, si presenta in genere fra fine estate e inizio autunno, momento nel quale il Mediterraneo registra le temperature più elevate. Ma se le condizioni si presentano favorevoli si possono raramente manifestare anche in piena estate e in inverno. La massima intensità che è possibile raggiungere è quella paragonabile ad un uragano tropicale di categoria medio-bassa, ma è comunque molto raro che raggiunga tale forza. In genere ne rimane al disotto. Ciò non toglie che possano risultare molto pericolosi, in quanto sono in grado di produrre comunque piogge abbondanti, talvolta alluvionali associate a forti venti che provocano mareggiate.

Andiamo ora ad analizzare quali sono le analogie con i veri uragani tropicali.

  1. Cuore caldo, ovvero in prossimità dell’occhio del ciclone le temperature si presentano più alte rispetto alle zone circostanti.
  2. Nell’occhio del ciclone che è privo di nubi grazie a correnti discendenti, si registrano i valori minimi di pressione e la ventilazione è praticamente assente. Nelle zone appena prossime, l’aria è costretta forzatamente a sollevarsi, condensa e forma imponenti cumulonembi che danno luogo a piogge molto intense a cui si associano venti molto forti.
  3. Le nubi cumoliformi tendono a ruotare intorno all’occhio del ciclone e la struttura assume una forma a spirale.
  4. La struttura ha vita propria, alimentandosi traendo energia grazie principalmente al calore fornito dal mare.
  5. La struttura è barotropica, ovvero il minimo di pressione al suolo, coincide con il minimo di pressione in quota.

Questa immagine molto ravvicinata dal satellite, mostra Numa nella giornata di Sabato 18/11/2017 centrato poco a sud della Puglia nel suo momento di massimo vigore.    Ben visibile l’occhio e la struttura a spirale del ciclone, che denota una notevole somiglianza con i suoi stretti e ben più temibili parenti tropicali.

Un altro termine che si usa per classificare questo tipo di tempeste quando raggiungono la forza di un uragano è Medicane, acronimo che sta per ”Mediterranean hurricane”, tradotto uragano mediterraneo. Come per i veri uragani, possiedono una loro classificazione in base all’intensità che raggiungono. In genere comunque, come già specificato in apertura dell’articolo, è molto raro che riescano a raggiungere tale forza, rimanendo spesso come semplici tempeste dalle caratteristiche tropicali.

By |2018-02-22T10:26:42+00:0020 novembre 2017|Didattica meteo|0 Comments

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