Effetto albedo della neve ed irraggiamento notturno. Mix ideale per minime molto basse

//Effetto albedo della neve ed irraggiamento notturno. Mix ideale per minime molto basse

In inverno, come è noto, in occasione di ondate di freddo le temperature minime possono scendere molto in basso, specie laddove si ha presenza di neve al suolo. Ne abbiamo svariati esempi, anche sul nostro territorio. Colfiorito, per dirne una, è capace di sfondare spesso il “muro” dei -10°C, arrivando con facilità anche al di sotto dei -15°C in presenza di neve al suolo, calma di vento e cielo sereno. Nella zona di Castelluccio di Norcia, la famosa località nel Parco dei Monti Sibillini, “patria” del gelo estremo per la nostra regione, si possono raggiungere valori anche inferiori a -30°C (!!!), sui piani di natura carsica sottostanti l’abitato (1400 mt circa). Ci troviamo comunque in zone dal clima temperato, dunque come è possibile registrare valori così bassi?

Questo avviene grazie ad alcuni fattori che adesso andremo ad analizzare.

L’effetto albedo non è altro che la riflessione dei raggi solari indotta dalla neve. Sappiamo tutti che un corpo chiaro si scalda molto meno rispetto ad uno scuro. Sarà capitato a molti di toccare un oggetto scuro sotto al sole, specialmente in estate, e di scottarsi. Ciò accade perchè i colori chiari tendono a riflettere la luce, quindi anche i raggi del sole, assorbendo di conseguenza poco calore, mentre quelli scuri tendono a riflettere molto poco, scaldandosi molto di più (anche il materiale ovviamente influisce).

In presenza di neve al suolo, soprattutto nei giorni appena successivi la nevicata, quando la neve si presenta molto bianca essendo priva di impurità, i raggi del sole vengono riflessi quasi al 100%, impedendo al terreno di scaldarsi e mantenendo l’aria sovrastante più fredda durante il giorno.

In questa immagine possiamo ammirare neve fresca priva di impurità. Il colore bianco acceso rende l’albedo prossimo al 100%.

Col passare dei giorni, l’effetto albedo della neve tende a diminuire, in quanto quest’ultima si contamina di impurità presenti nell’aria (pulviscolo, ad esempio), perdendo quel suo forte biancore iniziale. Le particelle più scure presenti nella neve emanano maggiormente calore, in quanto assorbono meglio i raggi del Sole. Ciò, oltre a far sciogliere sempre più rapidamente il manto nevoso, comporta anche un maggiore aumento della temperatura durante il giorno.

Nell’immagine sottostante è possibile notare la presenza di varie impurità, che rendono la neve ”vecchia”, non più perfettamente bianca. L’albedo qui si abbassa al 60/70 %.

L’Irraggiamento notturno è la perdita di calore da parte del terreno, che tende a dissiparsi nello spazio, comportando un raffreddamento dello strato di aria appena sovrastante. E’ bene precisare che la terra irradia sempre sempre calore: infatti l’aria si riscalda grazie alla terra che assorbe calore, che poi per conduzione e convenzione viene trasmesso agli strati sovrastanti. Durante il giorno la temperatura sale, in quanto il calore che la terra emette è maggiore di quello che viene disperso.

In presenza di neve al suolo si raggiungono quindi valori minimi molto bassi, in quanto la terra non si scalda durante il giorno a causa della presenza della neve, che a sua volta, essendo bianca, non assorbe calore, impedendo allo strato di aria sovrastante di scaldarsi troppo . Inoltre la stessa neve è un corpo che ha una temperatura più fredda (circa 0°C) rispetto al terreno, quindi abbiamo già una base di partenza iniziale a temperatura più bassa.

Ecco spiegato in breve come mai in presenza di neve, le temperature minime possono scendere molto in basso, raggiungendo valori negativi a doppia cifra con estrema facilità. Come accennato all’inizio dell’articolo, altra condizione assolutamente necessaria per un forte irraggiamento notturno è la totale assenza di ventilazione (che in caso contrario andrebbe a “rimescolare” lo strato d’aria prossimo al suolo, riscaldandolo) e l’altrettanto totale assenza di nuvolosità, che riduce notevolmente (per un banale e semplice effetto-serra) la dispersione verso l’alto del calore accumulato durante il giorno.

In ultimo, l’effetto “isola di calore”, di cui abbiamo già parlato nel nostro portale, contribuisce ad attenuare il calo termico notturno nelle zone molto urbanizzate. Cemento, traffico, abitazioni riscaldate sono gli elementi che limitano la dispersione del calore. Il centro cittadino risulterà quindi, nelle condizioni sopra elencate, sempre circa 2 o 3 gradi più “caldo” rispetto alle campagne circostanti.

La nostra Foligno, che molto raramente scende al di sotto dei -10°C soprattutto nelle zone centrali della città, tanto che nel nuovo secolo ancora non è mai successo, (minima assoluta a Maceratola -8,7° nel marzo 2005 e nel febbraio 2012) detiene un record di circa -18°C,  raggiunto nella celebre ondata di gelo del 1929. Ciò è sicuramente potuto accadere grazie al suolo innevato, che, come abbiamo visto e spiegato, è in grado di amplificare notevolmente la perdita di calore notturna.

By |2018-02-22T09:32:11+00:0019 dicembre 2017|Didattica meteo|0 Comments

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